Scrive Lutero che ci sarà un momento, nella storia dell’uomo, in cui egli giocherà con il sole, con il cielo, con la terra e con tutte le creature. Allora esse proveranno un piacere immenso, “una gioia lirica” e vorranno ridere con Dio ed Egli riderà insieme a loro.
Il racconto (ma è forse improprio chiamarlo racconto) di Michele Barbieri è come uno stravagante gioco della finzione dove meditazioni cosmiche si alternano a quesiti, talvolta in apparenza banali, sull’esistenza, sulla morte, condotti con lo spirito sottile, con la sapienza sorridente e mai distaccata di chi cerca, come dice Breton, nell’umorismo il fondamento dell’unico commercio intellettuale di gran lusso.
Il racconto (ma è forse improprio chiamarlo racconto) di Michele Barbieri è come uno stravagante gioco della finzione dove meditazioni cosmiche si alternano a quesiti, talvolta in apparenza banali, sull’esistenza, sulla morte, condotti con lo spirito sottile, con la sapienza sorridente e mai distaccata di chi cerca, come dice Breton, nell’umorismo il fondamento dell’unico commercio intellettuale di gran lusso.


